A lezione di packaging: Michele Bondani docente per un giorno all’Università Cattolica

Ieri ho portato la storia e la realtà di Packaging In Italy e la nostra visione sullo sviluppo del packaging ai ragazzi del corso di Marketing Internazionale dell’Università Cattolica di Piacenza.

La lezione è stata importante perché ha rappresentato un momento di divulgazione che ritengo necessario visto che questi sono argomenti di cui in Italia non parla nessuno: né in ambito accademico né in ambito professionale.

La lezione coincide con quello che da tempo è il nostro impegno in agenzia: diffondere la nostra visione come sviluppare la progettazione di un packaging di prodotto (il blog è nato per questo).

Come sai vediamo la creatività come uno strumento al servizio della strategia e non come il punto di partenza o di arrivo. È così che possiamo mantenere un focus molto preciso sull’unico obiettivo che conta davvero: la vendita del prodotto sullo scaffale del punto vendita.

 

Il packaging di cui nessuno parla

Questo è in totale contrapposizione con quella che è la visione diffusa in Italia “realizzare packaging originali e creativi” perché abbiamo sempre puntato su un approccio scientifico e finalizzato alla vendita: realizzare confezioni pensate per vendere.

Parlare di questi argomenti all’Università Cattolica è stato quindi doppiamente importante: la soddisfazione di ricevere interesse per il proprio lavoro e la consapevolezza di essere gli unici a poter affrontare questa tematica.

Durante il mio intervento mi sono concentrato su due concetti che reputo fondamentali non solo per chi studia, ma anche per chi è già in trincea come imprenditore o direttore marketing.

Per spiegarmi meglio mi sono aiutato con 2 esempi reali di cui conoscevo tutti i retroscena: mi riferisco al caso studio Il Pagnotto e al packaging del panettone Melegatti.

Questi lavori identificano molto bene i 2 pilastri su cui poggia l’approccio di Packaging In Italy.

 

Come creare un packaging dal Profitto Genetico™? →
 

Il Packaging Positioning™

Si tratta dello studio e dello sviluppo di un packaging pensato per vendere e per distinguersi dalla concorrenza. Si basa su 5 punti cardine:

    • analisi e studio dei competitor
    • un prodotto “davvero” differente (o uno sforzo per farlo percepire tale)
    • studio del target di riferimento (chi è e cosa cerca chi acquista)
    • un’offerta molto semplificata e resa comprensibile a chiunque
    • messaggio comunicato attrarverso la confezione (struttura, visual, contenuti, materiali…)

Se vuoi approfondire il nostro lavoro svolto con Il Pagnotto qui trovi il caso studio.

 

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Packaging dal Profitto Genetico™

È il packaging immortale che ogni azienda vorrebbe avere ma che solo in alcuni casi è possibile ottenere. Infatti è necessario rispettare i 5 punti che seguono.

      • prodotto (unico, leader, primi o storico)
      • naming (semplice, identificativo, non “creativo” e non casuale)
      • visual (non databile, identificativo della categoria, semplice, tradizionale, non creativo)
      • mood / format (coordinato con la corporate image, colori istituzionali, texture unica, font personalizzato, mood differente)
      • struttura (dedicata, materiali differenti, innovativa, storica)

 

* sono stato sintetico, ma se vuoi puoi approfondire con le risorse dedicate e gratuite che ti segnalo sotto.

 

RISORSE PER TE: leggi il caso studio del Panettone Melegatti, il caso studio de Il Pagnotto e scarica l’ebook gratuito sul packaging dal Profitto Genetico™

Ora ritorno al lavoro. L’aula dell’Università, la curiosità dei ragazzi, le loro domande e la voglia di apprendere e comprendere le dinamiche di questo mondo mi ha regalato nuovi stimoli.

 

 

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