Il Packaging è Arte?

Ho spesso combattuto dentro e fuori la mia agenzia su questa domanda.
La risposta è:
No, ma potrebbe. Adesso ti spiego il mio punto di vista. 

Ho sempre detto ai miei collaboratori che non siamo degli artisti, ma dei professionisti del marketing che sviluppano una grafica finalizzata alle vendite di un prodotto. 

Questo non vuol dire che non dobbiamo essere creativi, non dobbiamo partire dallo sviluppo di un packaging dalla pura creatività. Quando la funzionalità del marketing verso il prodotto approccia la genialità della creatività allora tutto questo diventa magia. 

Gli artisti sono funzionali al Packaging Positioning, ma non sviluppano quotidianamente packaging, il loro mestiere è un altro, se il tuo fuoco sacro ti dice questo, devi perseverare e fare l’artista. 

Ci sono packaging conosciuti esclusivamente per la creatività di chi li ha ideati e sviluppati.

Alcuni di questi sono entrati indissolubilmente nella storia e nella mente del consumatore grazie agli artisti di fama internazionale che hanno contribuito a renderli immortali.

In alcuni casi, quando l’arte è al servizio del marketing, si crea un connubio vincente, è chiaro, però, che le vendite del prodotto rimangono indiscutibilmente legate alla grandezza dell’artista.

Se c’è un’artista già affermato, come Andy Warhol che sviluppa la collezione Campbell’s Soup Cans, conosciuta anche come 32 Campbell’s Soup Cans, ovvero un’opera d’arte realizzata nel 1962 che consiste appunto in trentadue tele in polimero sintetico su tela, ciascuna grande 51 cm × 41 cm, raffiguranti tutte le varietà dei barattoli di zuppa di Campbell, capite bene che il posizionamento o le tecniche di marketing, contano poco, in questi casi vende l’artista, non il prodotto.

Al contrario se non hai la fortuna di rivolgerti o di conoscere artisti di fama nazionale o internazionale, la tua unica soluzione per la creazione e lo sviluppo di un packaging immortale rimane il Packaging Positioning.

 

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Anche il metodo del Packaging Positioning ti permette di sviluppare packaging unici e iconici partendo dal posizionamento del tuo prodotto ed enfatizzando la tua differenziazione attraverso il design.

Se ancora non conosci il Packaging Positioning clicca qui per conoscere i suoi vantaggi.

Solo in questo modo il posizionamento e le caratteristiche distintive del tuo prodotto saranno enfatizzate sul packaging. Lo sviluppo grafico non è lasciato quindi alla soggettività del graphic designer di turno. Anche perché non tutti hanno la possibilità o la fortuna di conoscere Salvador Dalì e commissionargli lo sviluppo grafico del proprio logo o del packaging, come vedremo successivamente.

Vediamo insieme alcuni esempi di prodotti che, grazie alla grandezza dell’artista, sono diventati packaging unici, iconici e che sono entrati (e rimarranno) di diritto nella storia.

 

CAMPARI-DEPERO

Uno dei packaging più iconici del branding italiano è senza ombra di dubbio quello di Campari Soda, oggi ribattezzato “il senza etichetta”.

Campari Soda nasce nel 1932 come primo aperitivo monodose “pronto all’uso” nella storia dei prodotti a bassa gradazione alcolica ed è ottenuto dalla miscela tra Campari e Seltz.

La famiglia Campari credette fin da subito al successo del prodotto e decise di affidare lo sviluppo del packaging all’artista Fortunato Depero.

 

Il lavoro tra l’azienda e l’artista in realtà inizia prima del lancio del prodotto sul mercato.

Nel 1925 Depero disegna in un bozzetto il “Pupazzo che beve il Camparisoda”, anche se nel Campari a cui si fa riferimento non è il prodotto che rivoluzionerà l’aperitivo italiano, ma è il composto preparato dai baristi.

L’anno successivo questo schizzo diventa un modello in legno verniciato in bianco e un manifesto realizzato con la tecnica del collage di carte colorate, il predecessore della mascotte Ronald McDonald che nasce nel 1963. 

Ma torniamo a Campari, fu nel 1932 che l’artista italiano disegna la bottiglia a cono del Campari Soda, Depero, prendendo ispirazione dagli schizzi realizzati in precedenza, sviluppa l’iconica bottiglietta, simile per forma al filamento interno di una lampadina o ad un vulcano in miniatura, questa bottiglia ha un design inedito, unico e differente dalla forma delle bottiglie tradizionali sul mercato.

Ieri non era un vantaggio, ma oggi la bottiglietta trasparente si differenzia dai competitor, oltre che per la sua forma, anche per la mancanza dell’etichetta. Il packaging in vetro trasparente con la stampa a rilievo ha lo scopo di far parlare direttamente il prodotto, per l’epoca rivoluzionario, e di far risaltare l’intensa tonalità di rosso.

Nel corso degli anni il packaging ha subito alcuni restyling senza però perdere le linee guida e le caratteristiche che lo hanno reso celebre e unico sul mercato.

Possiamo affermare che il successo del Campari Soda è frutto anche del suo packaging che possiamo tranquillamente definire un packaging dal Profitto Genetico.

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CHUPA CHUPS-DALI

Chupa Chups nasce in Spagna nel 1958 da un’invenzione di Enric Bernat.

Chupa Chups deve il suo naming al verbo spagnolo “chupar” che significa “succhiare”.

La grande idea arrivò dopo aver pensato “sai di che cosa ha bisogno il mondo?”.

Il mondo ha bisogno di un prodotto che “sia come mangiare un dolce con una forchetta”. 

E da qui ideò e sviluppò il suo primo lecca lecca in assoluto.

Il prodotto è, in sostanza, l’evoluzione del più classico Lollipop, un disco di caramella piatta inventato nel 1908 dall’americano George Smith.

Non tutti sanno che il primo brand name del prodotto fu GOL, che però non ebbe successo. Da qui, nel 1960, il cambio in Chups.

 

 

Nel 1963 un jingle diede la svolta definitiva per il naming. La canzone faceva più o meno così : “Prendi qualcosa di dolce da leccare, leccare, leccare, come un Chups” (Chupa un dulce caramelo, chupa chupa chupa un CHUPS). Il jingle ebbe un enorme successo tanto da far ribattezzare il prodotto in “Chupa Chups”.

Bernat non era però ancora soddisfatto dell’immagine del brand. Approfittò dell’amicizia con Salvador Dalì, per un restyling del logo. 

Nel 1969 il famoso artista ha abbozzato quello che sarebbe diventato la base del logo Chupa Chups su un pezzo di giornale: la celebre margherita che da allora contraddistingue il Chupa Chups.

Chupa Chups in breve tempo divenne un’icona e un prodotto venduto in tutto il mondo.

Il prodotto innovativo, dalla forma unica sul mercato e dal naming vincente, unito alla creatività di uno degli artisti più famosi a livello mondiale permise al brand di diventare il lecca lecca per eccellenza nel mondo.

CAMPBELL’S – ANDY WARHOL

Nel 1869 a Camden, in New Jersey, Joseph Campbell, un commerciante di frutta e verdura, conosce Abraham Anderson, un rivenditore di ghiacciaie per la conservazione alimentare.

I due concordano che il futuro è il cibo in scatola e insieme aprono un’industria: la Anderson & Campbell Preserve Company.

I due hanno però idee diverse su come portare avanti l’azienda e ben presto Anderson abbandona l’impresa che così diventa la Campbell Preserve Company.

È proprio Campbell che decide di puntare sulle zuppe pronte, convinto della bontà delle sue idee. Ma il successo tarda ad arrivare. 

Nel 1894 Joseph Campbell a quasi 80 anni decide di ritirarsi, lasciando la presidenza a Arthur Dorrance che ha un grande merito: quello di dare ascolto a suo nipote, John T. Dorrance. 

Dorrance, un giovane chimico con esperienze in Francia e Germania, non ci mette molto a ideare una formula capace di condensare il brodo, dimezzando la quantità di acqua necessaria a fare una zuppa. Nasce così la Campbell’s Soup. In breve tempo il brand si fece conoscere a livello nazionale.

Agli inizi degli anni ‘60 Andy Warhol lascia il mondo della grafica pubblicitaria per dedicarsi all’arte. L’artista stravolse il mondo dell’arte moderna con opere insolite e mai viste prima attraverso la raffigurazione di beni di produzione di massa trasformati in icone popolari, diventando in breve tempo il padre della Pop Art. 

È così che Warhol sceglie di rappresentare le scatole di zuppa preconfezionata Campbell’s, di cui lui stesso era un accanito consumatore.

Con i Barattoli di Zuppa Campbell’s, Andy Warhol adottò la tecnica della stampa serigrafica creando 32 versioni delle lattine con la sua celebre Campbell’s Soup Can. Queste vennero esibite il 9 luglio 1962 durante la prima mostra personale dell’artista alla Ferus Gallery di Los Angeles.

Da allora gli iconici barattoli delle zuppe Campbell’s sono conosciuti in tutto il mondo e si possono ancora trovare sugli scaffali. Nel 2021, dopo 50 anni, l’azienda decise per un restyling minimo del packaging senza perdere le linee guida e la peculiarità che l’hanno resa celebre grazie alla Pop Art di Andy Warhol.

Come hai visto da questi esempi alcuni pack sono entrati nell’olimpo dei packaging grazie soprattutto alla grandezza dell’artista che ha contribuito a far diventare iconico il prodotto, se qualcosa di questi esempi non ti è chiaro o vuoi capire come sviluppare, attraverso il metodo del Packaging Positioning, un packaging unico e differenziante che enfatizzi sulla confezione il tuo posizionamento contattaci per una prima consulenza gratuita.

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