Il packaging che “va via come il pane”

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Le opportunità legate ai beni alimentari di consumo quotidiano sono spesso sottovalutate.

Si pensa che per il loro ruolo consolidato nelle nostre abitudini di acquisto, non richiedano forme particolari di marketing, né tantomeno di packaging dedicati. Errore.

In realtà è proprio la capacità di lavorare sulla costruzione del brand e su una soluzione di packaging dedicata a salvare chi produce e vende prodotti indifferenziati.

Pensiamo al pane, 1 Kg. di pane è in fin dei conti 1 Kg. di pane. Si tratta di un prodotto comune e facile da produrre, i panifici abbondano in Italia e da qualche anno anche la grande distribuzione organizzata ha iniziato a produrre il proprio pane. Il detto “va via come il pane” è proprio usato per indicare un bene per cui c’è grande domanda e che per questo è facile da vendere. Ci sono molti forni che sono cresciuti, o meglio lievitati in pochi anni, ma se tu, fornaio, non diventi imprenditore e cominci a fare marketing dovrai impastare e infornare comunque per il resto della tua vita!!!

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Pensi che il tuo prodotto da forno sia il migliore?

Pensi che il marketing per la tua azienda non serva?

Non proprio… Se non fai branding il rischio è di commercializzare un bene indifferenziato. In pratica, in mancanza di veri elementi differenzianti il consumatore – al di là della bontà, al di là del sorriso della commessa – finisce per fare le sue considerazioni sul prezzo. Facile da vendere sì, ma a prezzi bassi.

Cosa succede invece quando si fornisce al consumatore l’opportunità di associare a un prodotto comune come il pane il brand di chi lo produce?

Semplice, si esce dal gioco pericoloso del bene indifferenziato e si entra nel mondo del branding. Con il pane (e i prodotti da forno in generale, grissini, taralli, frese, crostini, biscotti, ecc.) e questo avviene grazie al packaging. Sì, quel vecchio sacchetto del pane anonimo di carta alimentare grezza, usato dalle nonne per assorbire l’olio del fritto o per conservare alimenti, può diventare uno strumento di marketing.

Ultimamente sta succedendo nella grandi come nelle piccole città e in tutte le regioni d’Italia, come l’evoluzione di un nostro cliente il forno Vito Elisa di Cerchiara di Calabria.

Penso a 2 casi che ho sotto il naso ogni giorno a Parma, mi riferisco al Panificio Castagnoli e al Panificio Giacomazzi rispettivamente con 9 e 17 punti vendita nella sola città di Parma.

Oppure nella più conosciuta Milano il caso di Princi (di recente sbarcato anche a Londra).

È vero, mi riferisco ad attività che hanno portato la classica panetteria a un’evoluzione radicale, abbracciando anche i servizi di somministrazione cibo e bevande (sono in molti casi dei veri bar alla moda dove è possibile fare dalla colazione all’aperitivo).

Quello che però mi preme sottolineare è la capacità dimostrata da parte di queste aziende di associare in modo chiaro un nome (il loro brand) a un prodotto comune (il pane).

Sarà facile constatarlo nella vita comune quando di fronte a un’indicazione stradale cominceremo a sentire frasi come

“vai dritto per questa strada per 200 mt.  e subito dopo l’edicola e poco prima di Princi gira a destra”.

Senza un brand avremmo detto

“…subito dopo l’edicola e poco prima del fornaio gira a destra”.

Capisci la differenza?

Il packaging ha un ruolo chiave nella costruzione di tutto questo, come abbiamo visto parlando di packaging Take Away, la possibilità di portare il tuo brand per le strade della città diventa più importante che mai in questo caso.

 

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Sfrutta il packaging a tuo vantaggio

Ho deciso di darti pochi ma importanti consigli per aiutarti a sfruttare al massimo le opportunità offerte da questo mercato.

Se operi nel settore della panificazione (prodotti da forno venduti al dettaglio e stai entrando anche nella GDO) questi consigli potrebbero contribuire alla crescita del tuo business in breve tempo e con un investimento contenuto.

1. Logo

Lavora su un logo distintivo e identificativo che richiami quelle che sono le tue differenze. Ricorda che sarà su ogni sacchetto e il suo studio merita tempo e risorse adeguate.

2. Messaggio differenziante

Prediti la paternità di un singolo prodotto e associa a quello un messaggio verbale che riesca a trasmettere in poche parole la tua vera differenza.

3. Scelta di materiali

Se hai la possibilità studia attentamente la scelta dei materiali (grammatura della carta, colore e altre caratteristiche identificative). Renderanno ancora più personale la tua soluzione finale.

4. Struttura

Differenzia la tua struttura, anche in funzione dei tuoi prodotti (come ho detto non è solo pane, ma i prodotti da forno sono molteplici oggi) pensa a una struttura che possa essere funzionale e distintiva. L’obiettivo è quello di rendere identificativo il tuo packaging agli occhi del cliente e delle persone che lo vedranno. Infatti una volta uscito dal tuo negozio inizierà a lavorare come un vero strumento di marketing.

5. Coordina (Brand Identity)

Lo sforzo di coordinare ogni singola scelta in modo da creare continuità tra i vari formati di packaging è un elemento chiave per rendere riconoscibile all’istante il tuo nome e far percepire il tuo servizio distante dai tanti presenti nella tua città.

P.S.

In fase di startup considere il confezionamento del prodotto. Esistono diverse soluzioni non macchinabili ed economiche in fase di realizzazione, basta conoscerle… ;))

 

È chiaro che una scelta di prodotti particolari e lo sviluppo di un servizio con caratteristiche uniche forniranno le fondamenta, ma comunicare in modo intelligente queste differenze è l’unico modo per incrementare le vendite ed espandere il business e in questo caso il packaging è lo strumento migliore per farlo.
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Michele Bondani
Entra nel mondo del marketing nel 1996, nel 1999 ha fondato Ardigia Marketing Funzionale, nel 2013 fonda Packaging in Italy, l'agenzia di Pack dal Design italiano.
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