Il packaging creativo va ancora di moda?

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Gli abiti che sfilano a Milano in passarella durante la settimana della moda sono sempre un concentrato di creatività. Sono al tempo stesso il prodotto, ma anche uno strumento per catturare l’attenzione dei media, costantemente alla ricerca della novità più eccentrica.

La creatività in quel caso è anche una necessità strategica per ottenere la tanto sperata copertura mediatica.

Ecco perché diversi dei capi che vedi in passerella non vengono poi commercializzati, quello che arriva nei negozi contiene sempre una grande componente creativa, ma si ritrova a fare i conti con la realtà dei fatti: il mercato e le vendite.

Ciò non toglie che il settore del fashion costituisca una costante fonte di soluzioni creative italiane e questo riguarda anche il packaging.

Il packaging non va in passerella, ma mi vengono in mente le scelte rivoluzionarie di packaging proposte da Uniqlo in questi anni per t-shirt e camice o il cambio radicale adottato da Puma per le scatole delle scarpe.

 

 

Non ho i dati di vendita per dirti se queste strade abbiano pagato, ma è evidente che il settore della moda sia molto più aperto a nuove soluzioni anche quando si parla di packaging. Scommettere, osare e andare oltre è nel loro DNA.

Non prendere queste poche righe come se fossero il Manifesto del packaging creativo, non è così.

Quando ragiono su un prodotto e ricerco le soluzioni che gli permetteranno di vendere, prendo ogni scelta creativa con le pinze, figuriamoci un eccesso di creatività.

Parlando di packaging penso però che la maggior parte delle aziende si trovi oggi in un punto fermo da cui non riesce a muoversi.

Il punto fermo – o punto morto – è quello in cui i prodotti non riescono più a vendere e il packaging non riesce ad essere d’aiuto, mancando di svolgere la sua funzione principale: incrementare le vendite.

Questo è causato principalmente da tre fattori:

  • agenzie fossilizzate su concetti vecchi e a cui viene affidato lo stesso lavoro da anni
  • paura a prescindere per ogni scelta che si allontani dai binari percorsi fino ad oggi
  • addetti ai lavori che vengono premiati dall’oscar della creatività e non per le vendite in rialzo dei prodotti che stanno comunicando

Sì, significa che ci sono aziende che affidano da anni il packaging dei loro prodotti ad agenzie che dormono mentre il mercato sta cambiando e richiede un’attenzione altissima.

Altre ancora chiedono risultati migliori senza essere disposte ad aprirsi a un cambiamento – anche quando motivato.

Nei casi peggiori poi i due problemi coesistono!
Ovviamente tanti lavorano bene e hanno capito alla perfezione tutti questi passaggi.

 

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Cosa penso possa insegnare il settore del fashion a chi vende cereali da prima colazione?

Il limite non è contemplato nella moda, anzi forzare i limiti più estremi sembra essere la sfida preferita dalle case di moda. Senza farlo diventare un obiettivo, pensare a una soluzione senza condizionamenti è un atteggiamento prezioso, da adottare in qualsiasi settore.

Ti dico questo essendo io il primo a non ricercare una soluzione creativa.

Io e i miei collaboratori in Packaging In Italy non inseguiamo nessuna sfida creativa, ma allo stesso tempo non permettiamo che la creatività possa rappresentare un limite.

Tecnicamente definiamo il nostro approcio alla creatività come “Creatività Scientifica” e non è un controsenso. La creatività c’è, ma non è all’origine del nostro processo di lavoro nè la causa del nostro successo, bensì alla fine, ne è il prodotto. Solo con un approccio scientifico – lo studio e l’analisi  di prodotto, mercato e consumatore – possiamo ottenere un risultato finale che anche attraverso strumenti creativi riesca a perseguire risultati concreti.

Ricerchiamo soluzioni che aiuteranno i prodotti a vendere.

Il nostro successo sta nel far aumentare le vendite dei prodotti ai nostri clienti. Se la strada per arrivarci include l’utilizzo di scelte che a prima vista possono sembrare non convenzionali e controintuitive rispetto a quello che si è sempre fatto, ben venga!

Ecco perché non ci riteniamo dei creativi, ma operiamo anche attraverso un’espressione creativa della comunicazione quando serve a raggiungere l’obiettivo finale: le vendite.
È questo il modo in cui dovresti pensare ai tuoi prodotti e al loro packaging, perché non esistono canoni o convenzioni che NON si possano cambiare, se non la “convenzione” materiale che il tuo prodotto possa avere successo solo grazie all’acquisto che farà il consumatore.

 

 

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Michele Bondani
Entra nel mondo del marketing nel 1996, nel 1999 ha fondato Ardigia Marketing Funzionale, nel 2013 fonda Packaging in Italy, l'agenzia di Pack dal Design italiano.
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