Packaging Bio e l’importanza dell’ambiente

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Sebbene a volte si collochino nella realtà con un piccolo ritardo, le aziende italiane sono finalmente arrivate a comprendere che i consumatori, da sempre considerati come semplici “voyeurs”, in realtà oggi possono influenzare in maniera sensibile le decisioni e le azioni delle aziende, in termini di approccio al mercato.

Si tratta di una tendenza epocale, in cui oggi forse potremmo definire il mercato una sorta di palcoscenico aperto, sul quale si discute della qualità di un prodotto ma soprattutto della sua sostenibilità (ambientale).

La sostenibilità è un concetto che abbraccia l’intero ciclo di vita di un prodotto o di un packaging.

Un programma di sostenibilità veramente efficace si rivolge in modo proattivo ad ogni fase di quel ciclo di vita, dalla scelta delle materie prime alla produzione, dal trasporto al consumo e a tutto quel percorso che riguarda il riciclaggio e la gestione dei rifiuti.

Come partner di ricerca per diverse aziende, riconosciamo che i produttori stiano già facendo enormi sforzi per sviluppare packaging con materiali sostenibili o biodegradabili.

Ci siamo chiesti che cosa si aspettano i consumatori da un packaging.

La nostra ricerca mostra che esigono praticità, funzionalità, valore per il denaro e una sorta di rassicurazione emotiva. Oltretutto, questi fattori sono anche le motivazioni chiave dietro le loro scelte.

Non solo, ci accorgiamo che i consumatori stanno diventando sempre più consapevoli delle problematiche ambientali e sempre più informati in tema di sostenibilità, al punto che il loro atteggiamento sembra, al momento, essere enormemente influenzato dalle cosiddette certificazioni “eco”.

Chi compra quindi non accetta più passivamente tutto quello che viene proposto da una qualsiasi campagna pubblicitaria, ma possiede una capacità valutativa decisamente migliore, grazie soprattutto alla miriade di informazioni che è possibile reperire in Rete.

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Ottenere il giusto equilibrio

Fare impresa negli anni che verranno significherà adattarsi a quelli che saranno i modelli che costruiranno il futuro.

Un imprenditore illuminato come Alberto Bertone, amministratore delegato di “Acqua Sant’Anna”, ha compreso perfettamente, dal punto di vista etico, come bilanciare il rapporto tra Responsabilità Sociale d’Impresa e consumatore.

Il gigante italiano nel settore delle acque minerali ha iniziato recentemente a sostituire le sue bottiglie in PET con quelle che ora sono conosciute come leBio Bottle di origine vegetale, ecologiche e biodegradabili al 100%.

Consapevole della grande responsabilità verso le generazioni future, Acqua Sant’Anna ha cominciato a realizzare un packaging che, oltre ad essere innovativo e che preservasse le proprietà organolettiche dell’acqua, rispettasse l’ambiente.

La Bio Bottle, invece di usare petrolio e altri combustibili fossili per la produzione della plastica, si ricava dalla fermentazione degli zuccheri vegetali del mais.

Ne risulta che dopo soli 80 giorni la bottiglia si decompone completamente, perché attaccata dai batteri presenti nei rifiuti.

Sappiamo che ci sono voluti diversi test prima di adattare il processo produttivo alla nuova materia prima, e quindi di realizzare il packaging, ma la mission aziendale è stata più importante delle mille difficoltà; il desiderio di cambiare il mondo e l’impegno preso nei confronti dell’ambiente è stato più forte di ogni ostacolo incontrato.

E’ questo quello a cui dovrebbero ambire tutti.

Non dico che il profitto non conti per un’impresa, ma il futuro dei nostri figli è più importante.

 

 

 

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Michele Bondani
Entra nel mondo del marketing nel 1996, nel 1999 ha fondato Ardigia Marketing Funzionale, nel 2013 fonda Packaging in Italy, l'agenzia di Pack dal Design italiano.
Comments:
  • Vttorio Merlo
    Rispondi

    Vittorio Merlo • Sono d’accordo completamente con quanto affermato da Michele e Maurizio : non dobbiamo aspettarci attenzione verso l’ecosostenibilità da parte del cliente che ricerca e compra prodotti di lusso, perchè il packaging rappresenta lo specchietto per le allodole che attira e stimola l’acquisto. Dobbiamo invece richiedere una tale diligenza ai progettisti ed ai produttori di imballaggi : è là che sta la chiave della sostenibilità!

    13 novembre 2013 at 18:06
    • Michele Bondani
      Rispondi

      Michele Bondani • Ciao Vittorio,
      ottima osservazione è ormai dentro le orecchie di tutti il fatto che l’ecosostenibilità oggi sia un argomento molto importante, infatti è stato scritto un post nel nostro blog qualche settimana fa a proposito di questo argomento:
      http://www.packaginginitaly.com/packaging-bio/

      Dobbiamo fare molta attenzione perché purtroppo questo non basta a fermare l’acquisto del consumatore sulla fascia luxury, mi spiego meglio, in realtà quello che pensi è un dubbio che può sorgere durante lo sviluppo di un progetto luxury, ma di fatto non è un deterrente per non portare il prodotto scelto di fronte alla cassa, divido i concetti in punti per semplificare:

      1_ Non sempre il luxury è over, ma se così fosse il cliente comprerà comunque perché è di luxury che stiamo parlando e non ad esempio di GAS (Gruppo d’Acquisto Solidale) target completamenti differenti.

      2_ La realtà è che le persone in genere non sono disposte a rinunciare alla proprie abitudine, alle proprie carezza quotidiane o ai loro vizi per l’ecosostenibilità.

      3_ Da non confondere un quality pack dalla categoria luxury, come categoria, nella mente del consumatore c’è l’oro, il materiale prezioso non l’ecologico al di la del prezzo d’acquisto, sappiamo che ecologioco non vuol dire economico.

      Grazie Vittorio a presto.

      14 novembre 2013 at 7:10

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